Sulla frontiera

di Jacopo Ibello

Situata sul “gomito” del Reno, alla frontiera di tre Stati e in un ambiente ricco di acqua, Basilea era come predestinata a diventare un centro industriale e un nodo infrastrutturale sin dal Medioevo. Queste caratteristiche hanno trasformato la terza città svizzera e il suo circondario in una piccola metropoli internazionale, che arriva fino in Francia e in Germania. E le hanno lasciato un patrimonio industriale che la rende una meta molto interessante per gli amanti del genere.

Appassionati di tecnologia, architettura, design, trasporti sono vivamente invitati a trascorrere qualche giorno in questa città dall’atmosfera vagamente mediterranea, nonostante la sua posizione la proietti verso il Centro e al Nord Europa. Punto d’incontro tra l’Europa latina e quella germanica, Basilea non nasconde la ricchezza accumulata nei secoli dai suoi mercanti e dai suoi imprenditori, visibile nei decori del suo municipio, nelle collezioni d’arte dei musei e nelle sue architetture storiche e contemporanee.

L’antica tradizione manifatturiera di Basilea è ancora percepibile passeggiando per lo storico quartiere di St. Alban. Attorno all’omonimo canale, realizzato a partire dal XII secolo proprio per muovere le ruote dei tanti opifici idraulici, ancora oggi è possibile vedere gli antichi mulini, le cartiere, opifici tessili, oggi riconvertiti in abitazioni. Due luoghi sono stati preservati per mostrare l’economia protoindustriale che si sviluppava grazie a questo canale. Uno si trova in realtà fuori dal centro di Basilea, all’interno del Parco di Brüglingen, un idilliaco giardino gestito dalla Fondazione Christoph Merian ricavato da una grande tenuta agricola. Si tratta di un mulino risalente al 1259, rinnovato costantemente fino al XX secolo, che conserva ancora la sua ruota idraulica sul canale. All’interno si possono ammirare i macchinari per la produzione di foraggio e, al piano inferiore, gli organi di trasmissione dell’energia.

Il secondo è un luogo che tutti gli appassionati di patrimonio industriale dovrebbero vedere almeno una volta. Restiamo sempre sul canale di St. Alban, ma ritornando nello storico quartiere da cui siamo partiti è d’obbligo la visita al Museo Svizzero della Carta e della Stampa. Anche qui una grande ruota (stavolta in movimento) vi accoglie all’ingresso dell’antico mulino Gallizian, un opificio cartario risalente al Quattrocento. Entrando si nota subito lo spirito di questa struttura: la ruota infatti non gira a vuoto, ma mette in funzione delle pile di legno per la produzione di carta da stracci, come avveniva in epoca protoindustriale. Questo museo non è infatti “passivo”, ma mostra ai visitatori questo straordinario processo di trasformazione facendoli partecipare attivamente alle lavorazioni. La carta prodotta viene poi venduta all’interno del negozio situato accanto al mulino.

Lo stesso discorso vale per la stampa: nei piani superiori è possibile vedere dal vivo le varie tecniche dai caratteri mobili di Gutemberg fino a oggi, partecipando a laboratori e dimostrazioni insieme al personale del museo. Una simpatica trovata infine, tornando alla carta: l’esposizione, con tanto di pezzi originali, della storia della carta igienica all’ingresso dei bagni. Scoprirete come il pratico rotolo, inventato dagli americani, abbia avuto la meglio sugli eleganti astucci di origine tedesca.

Usciamo sul Reno, il vero cuore pulsante di questa città di confine. Ci troviamo sulla riva sinistra, nella parte soprannominata Grossbasel (Grande Basilea). A parte St. Alban, questa parte è sempre stata quella “nobile”: qui si trovano il municipio, la cattedrale e le altre grandi chiese, i musei d’arte che attirano centinaia di migliaia di visitatori. E la stessa St. Alban è caratterizzata da ville e viali alberati. Un ambiente decisamente poco industriale. Per trovarlo bisogna andare sulla riva destra, a Kleinbasel (Basilea Piccola), la parte operaia e alternativa della città. Curiosamente, questa contrapposizione sinistra ricca e destra proletaria esiste anche in altre città attraversate dal Reno, come Colonia. Si tratta di una peculiarità molto antica, ben più della Rivoluzione Industriale che ha solo accentuato questa divisione.

Il centro storico di Kleinbasel, anch’esso caratterizzato dalla presenza di antichi mulini, conserva un’atmosfera trasandata e a luci rosse decisamente poco svizzera ma in linea con la storia del quartiere. Intorno a Kleinbasel si è sviluppata a partire dall’Ottocento la Basilea industriale, grazie soprattutto alla chimica e alla farmaceutica. In questi settori la città rappresenta ancora oggi un punto di riferimento a livello mondiale, culla di due colossi come Roche e Novartis.

Le origini di questo successo sono dovute a numerosi fattori. La presenza, già nei secoli precedenti, di un’importante industria tintoria, che a sua volta nell’Ottocento aveva dato vita alla produzione in città di coloranti derivati dal catrame, ricavato dalla distillazione del carbone. Diverse di queste aziende si riconvertirono alla farmaceutica agli albori del Novecento, ponendo le basi per la moderna struttura industriale della città.
Nei dintorni di Basilea le abbondanti riserve di sale, sfruttate ancora oggi dalle Saline Svizzere, hanno fatto da volano all’industria chimica, specialmente dei concimi. Per decenni il paesaggio rurale di questa parte della Svizzera è stato caratterizzato dalle torri di perforazione, degli alti manufatti di legno scuro, vagamente sinistri, usati per alloggiare le pompe che estraevano la salamoia dal sottosuolo. Oggi ne sopravvivono alcune, conservate a scopo monumentale. Una grande area industriale, denominata Schweizerhalle, nacque tra le cittadine di Muttenz e Pratteln intorno all’omomima salina aperta nel 1836 e attiva ancora oggi. Nella elegante villa del direttore, situata in un parco in riva al Reno, il piccolo museo Die Salzkammer racconta l’importanza del sale come risorsa economica per la regione.

Tornando a Basilea, l’industria chimica-farmaceutica, suddivisa tra Novartis e BASF a nord e Hoffmann-La Roche a sud, è ancora presente anche se in maniera molto diversa rispetto a qualche anno fa. La produzione assume sempre un ruolo minore, mentre prevalgono la ricerca e l’amministrazione di gruppi multinazionali che contano decine di migliaia di dipendenti in tutto il mondo. Alle ciminiere si affiancano (o si sostituiscono) grandi e moderni palazzi come il quartier generale di Roche, una torre di 178 m progettata dagli architetti locali Herzog & De Meuron, che sarà presto affiancata da una gemella di oltre 200 m. O il nuovissimo Campus Novartis, situato al confine con la Francia nel quartiere di St. Johann, costruito al posto dei vecchi stabilimenti produttivi. Questo nuovo quartiere della scienza, pianificato dallo svizzero Vittorio M. Lampugnani, ospita edifici progettati dai più grandi architetti contemporanei: Tadao Ando, David Chipperfield, Frank Gehry, Eduardo Souto de Moura, Álvaro Siza, oltre ai “soliti” Herzog & De Meuron e altri ancora.

Queste nuove strutture, testimoni della nuova economia della conoscenza, convivono con impianti produttivi ancora esistenti e si inseriscono in un contesto urbano che, soprattutto alla destra del Reno, conserva la propria identità industriale. La riconversione di alcune fabbriche di grande interesse storico e architettonico in centri culturali e ricreativi dimostra la volontà di rilanciare questa parte di città, senza fargli perdere la propria memoria storica. Parliamo in particolare del mulino Aktienmühle e del birrificio Zum Warteck, quest’ultimo famoso per l’ardita scala che porta al bar in cima, da cui si gode un panorama spettacolare su Basilea.

La città dei trasporti e delle infrastrutture è l’altro aspetto che merita di essere scoperto. Magazzini, depositi, stazioni dalle architetture imponenti, intrecci e giochi di binari e di ponti. Ma la prima vera infrastruttura è quella naturale, ossia l’acqua. Il più volte citato Reno, vero artefice del successo di Basilea, i canali e i fiumi che vi affluiscono. L’acqua è fonte di energia, via di trasporto, materia prima per l’industria. Gli abitanti hanno imparato presto l’importanza di governare questa preziosa risorsa, costruendo chiuse, centrali elettriche e impianti di distribuzione. Vicino lo stadio, lungo l’ormai famoso canale di St. Alban, si trova il Brunnwerk St. Jakob, un impianto per il rifornimento di acqua del locale lazzaretto costruito nel 1625 e operativo fino al 1969. Nel 2006 è stato attivato e, attraverso un vetro, è possibile vedere il funzionamento di una vecchia pompa dell’Ottocento.

Da Basilea il Reno diventa navigabile, costituendo una via di comunicazione strategica che collega Svizzera, Francia e Germania con i grandi porti del Mare del Nord. Per questo la città ospita l’unico porto della Confederazione. Esplorarlo è come immergersi nelle tipiche atmosfere portuali centro-nord europee, che per un attimo fanno dimenticare di essere in Svizzera (seppur per poche centinaia di metri). I bacini del porto sono facilmente raggiungibili anche a piedi e dotati persino di panchine, nel caso si volessero ammirare le chiatte mentre caricano e scaricano container provenienti da mezzo mondo. Chi volesse conoscere più a fondo l’unico porto svizzero può visitare l’esposizione Verkehrsdrehscheibe Schweiz – Unser Weg zum Meer.

Imperdibile per gli appassionati di architettura: il grande silo granario del 1923 progettato dall’architetto locale Hans Bernoulli. Alta 52 m, questa meraviglia dell’architettura moderna è uno degli inconfondibili landmark di Basilea ed è anche visitabile. La vista dalla torre sul porto è davvero spettacolare.

Alle infrastrutture naturali si aggiunsero con l’industrializzazione quelle artificiali. Sarebbe impossibile pensare questa città oggi senza le rotaie: treni passeggeri da 4 nazioni convergono qui, convogli merci vengono continuamente manovrati nei grandi scali ferroviari, mentre i tipici tram gialli e verdi fanno continuamente la spola tra il centro, la periferia e i sobborghi.

Il treno arrivò a Basilea nel 1844 grazie ai francesi, facendola diventare la prima città svizzera con una connessione ferroviaria. Ben presto si sviluppò come il più importante snodo transfrontaliero europeo. Oggi la città dispone di due stazioni internazionali, il cui stile architettonico riflette le destinazioni da raggiungere. La più grande è Basel SBB (dal nome delle Ferrovie Federali Svizzere), che serve la Svizzera, la Francia e l’Italia. La maggiore stazione di confine del continente è indiscutibilmente anche una delle più belle: la sua architettura neobarocca e le imponenti tettoie metalliche sono un chiaro riferimento alle monumentali strutture ferroviarie d’Oltralpe. L’ampia sala d’ingresso vi da il benvenuto con gigantesche rappresentazioni delle più note bellezze naturalistiche svizzere.

Sulla riva destra c’è poi la Badischer Bahnhof, letteralmente la Stazione del Baden, dal nome della regione tedesca confinante con Basilea. Questo serioso edificio, dall’aspetto inequivocabilmente teutonico, è gestito dalla Deutsche Bahn e accoglie treni da e per la Germania. L’architettura in questo caso riprende lo stile delle grandi stazioni tedesche di inizio Novecento. A fianco si estende il lungo edificio dei magazzini postali (Eilguthalle), ristrutturato per ospitare uffici.

Le trasformazioni che hanno coinvolto anche il trasporto ferroviario negli ultimi decenni, soprattutto quello merci, hanno comportato la rigenerazione di ex stazioni, depositi, scali. Come la stazione di St. Johann, ultima fermata prima di entrare in Francia, i cui locali e magazzini accolgono manifestazioni temporanee e persino un centro benessere.

Il luogo dove il cambiamento è più percepibile è il quartiere di Dreispitz, nella periferia est di Basilea. Una città di magazzini capillarmente serviti da una speciale ferrovia che si ramifica nel dedalo dei capannoni, oggi in grande trasformazione. La ferrovia è stata chiusa nel 2016 e, seguendo un piano elaborato nel 2003 da Herzog & De Meuron (che in un edificio qui conservano il loro archivio), Dreispitz va sempre più integrandosi nel tessuto urbano, mescolando recuperi e architetture contemporanee che accolgono università, artisti, gallerie.

La motorizzazione di massa del XX secolo ha stravolto ancora una volta il paesaggio urbano, con strade, superstrade e autostrade ad affiancare le ferrovie in uno degli snodi più complessi d’Europa. Basilea ne ha anche per gli appassionati di motori: nel sobborgo di Muttenz un museo, chiamato pomposamente Pantheon Basel, ospita una bellissima collezione di mezzi storici (auto, moto, camion, ecc.). L’edificio è un’ex fabbrica dalla curiosa struttura circolare, al cui interno si snoda un percorso elicoidale dove si possono ammirare dai primi esemplari di auto di fine Ottocento alle utilitarie del boom postbellico, fino alle supercar più affascinanti.

Chiudiamo questa escursione alla scoperta della Basilea industriale consigliandovi il mezzo migliore per esplorare la città: il tram. Un figlio della modernità spesso caduto nel dimenticatoio e solo oggi riscoperto. Ma qui è una vera istituzione che non ha mai smesso di funzionare. La rete dei tram copre capillarmente la città e il suo hinterland: verdi per restare in ambito urbano, gialli per raggiungere i sobborghi. In tram si può persino attraversare il confine, magari per andare a vedere il famosissimo Vitra Design Museum a Weil am Rhein, in Germania.

Diverse architetture simboleggiano l’importanza del tram a Basilea come l’elegante fermata di Aeschenplatz o i monumentali depositi di Wiesenplatz e Dreispitz, quest’ultimo progettato da Hans Bernoulli e destinato a ospitare il Museo dei Tram. Una nuova attrazione che presto si aggiungerà al già cospicuo patrimonio industriale di questa intrigante città, dove la frontiera è sempre stata una risorsa e non un limite allo sviluppo.